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Le cose che non tornano nel progetto LIDL

Ci sono tante cose che non vanno nel progetto LIDL. La prima è che nasce da un'interpretazione del territorio come area di risulta su cui fare tutto e il contrario di tutto.

Smarchiamo subito un equivoco. Una pianificazione attenta del territorio avrebbe dovuto prevedere nell’area interessata dal progetto LIDL qualcosa di diverso da uno spazio di vendita di media estensione (da 1.000 a 2.500mq).

Per ragioni di opportunità economica, sociale, antropoligica, ambientale e culturale. Nell’area in oggetto e nel raggio di 1km in ogni direzione di bussola, sono largamente insufficienti:

  • spazi culturali e di aggregazione
  • aree verdi che avvicinino la dotazione pro-capite ai 9mq previsti per legge
  • progetti di sviluppo del microcommercio, dell’artigianato e commercio di vicinato una volta fiorenti in zona e spazzati via dalla crisi e dalla grande distribuzione
  • spazi che siano collettore e moltiplicatore dell’enorme patrimonio professionale stanziato sul territorio e mai censito (professionisti dell’audiovisivo, makers, operatori culturali, facilitarori interculturali, associazioni etc.)

Queste sono alcune suggestioni (non le uniche e non le sole) che abbiamo riportato durante le conferenze di urbanistica partecipata dello scorso anno e che sono, crediamo, un embrione di needs assessment necessario a qualsiasi discorso di pianificazione seria del territorio in oggetto.

Se sommiamo a questa mancanza di “ascolto del territorio” l’inesistenza di una pianificazione organica dell’ex SDO Comprensorio Casilino, comprendiamo bene che il nostro territorio è, di fatto, una terra di nessuno che imporrebbe la cautela del “non si tocca una paglia”. Questo aveva detto l’Assessore Caudo nelle conferenze di urbanistica partecipata (“Ciò che non è pianificato non si può trasformare”) e noi concordiamo. Quindi, per concludere, essendo l’area non pianificata il Comune di Roma avrebbe dovuto dare parere negativo al progetto. In mancanza di questo “NO” il Municipio avrebbe dovuto – anche a processo avviato – supplire a questa carenza dando anch’esso un parere negativo. Una posizione essenziale dal punto di vista politico, che sarebbe stata in la linea con l’indirizzo che ha portato alla moratoria urbanistica.

Smarcato questo aspetto “politico” che ci aspettiamo e pretendiamo, ora e subito, passiamo alla parte tecnica dell’affare LIDL evidenziando cosa non va in questa partita

Il Vincolo Ad Duas Lauros
Il PTPR è strumento che non è mai stato adottato. Il PRG del 2008 mappa delle aree e delle esigenze evidenziate nel 2002 ma mai trasmesse in Regione e quindi in quanto tali prive di ogni valore: insomma il PRG nel nostro territorio non pianifica nulla e non definisce nulla. L’unico strumento reale esistente e cogente come strumento di tutela nella “vacatio” è il DM del 21.10.1995 che sancisce l’area come vincolata archeologicamente e paesaggisticamente. Questo impone autorizzazioni che non ci sono. Già questo, per noi, dovrebbe imporre il blocco del progetto

La trasformazione
Stando a quanto ne sappiamo la trasformazione dell’area da Artigianale a Commerciale (e residenziale) avviene nelle more del Piano Casa che, però, impone che tutte le attività conformi alla destinazione d’uso da trasformare (artigianali) esercitate nell’area fossero cessate nel Settembre 2010. L’ultima attività, l’officina del fabbro che esercitava in loco, ha chiuso nel 2014. Ne consegue che il permesso di trasformazione ci sembra assai poco giustificabile.

L’impatto viario
Per le strutture di vendita di media grandezza (1.000 / 2.500 mq) è necessaria la valutazione dell’impatto sulla viabilità ordinaria (capire insomma se Via Acqua Bullicante sostiene il carico di nuova viabilità generata dall’apertura della struttura). Ci sembra che tale valutazione (rilasciato dal Dipartimento VIII e VII) non ci sia. E la scusa che la struttura di vendita cuba 995mq complessiva non sta in piedi, prima di tutto perché appare evidente la “forzatura” al ribasso, dall’altro perché nel progetto è presente un locale deposito di oltre 140mq che – per rispetto almeno il buon senso – non è giustificabile se non in quanto funzionale alla vendita stessa. Insomma già i 5mq in meno evidenziano una furbata. L’aver scisso la vendita dal deposito ne sottolinea al cubo la portata maliziosa di quanto progettato.

Il taglio degli alberi
In base alla legge legge 157 del 1992 il taglio degli arbusti andava fatto nel rispetto delle nidifcazioni e quindi programmato nel periodo autunnale. Farlo adesso ha sicuramente comportato un danno ambientale non stimabile ma sicuramente non piccolo. Si è detto che gli alberi verranno ripiantati. Va bene. Ma la maturazione di alcune specie di pregio (quercie, pruni, nespoli) presenti nell’area impone decenni. Nel frattempo cosa facciamo? Respiriamo le polveri sperando nel verde futuro?

Queste ed altre saranno le cose che diremo quando saremo convocati direttamente o in seno all’Osservatorio Casilino. Perché di cose che non tornano ce ne sono tante e abbiamo bisogno che la politica si faccia finalmente carico di questo territorio trattandolo per quello che è: area di pregio dal punto di vista archeologico e paesaggistico, che necessità di una pianificazione urbanistica partecipata e condivisa con la cittadinanza, che va rispettata così come vanno rispettati gli abitanti che la popolano. Per questo noi chiederemo l’immediato blocco dei lavori. Ci sembra il minimo.

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