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Un vincolo assurdo dice no al mural di Diavù, Lucamaleonte e Alessandrini

Oggi, in chiusura dell’iter burocratico di TorpignaLab (progetto vincitore di Roma creativa) abbiamo ricevuto una notizia al contempo pessima e incredibile.
Una notizia che mette seriamente a rischio la possibilità di realizzare l’opera d’arte murale prevista dal progetto e firmata da Diavù, Lucamaleonte e Nicola Alessandrini

A seguito delle richieste di routine per autorizzazione all’uso del muro pubblico sito in Via Acqua Bullicante fra i civici 24 e 26, il Municipio ci ha comunicato che su tale manufatto (una struttura cadente, bucata in più punti ed in pessimo stato di conservazione) pende un vincolo paesaggistico di non si sa bene quale autorità (Soprintendenza Statale o Sovrintendenza Capitolina).
Non abbiamo ancora alcun documento ufficiale e quindi non conosciamo bene i dettagli, ma già solo questa scarna informazione: “il muro è vecchio di 70 anni ed esiste un vincolo paesaggistico” è sufficiente per capire la follia di tutta la situazione.
La foto che correda l’articolo mostra questo pregiato muro di 70 anni. Questo rudere cadente senza alcun valore se non quello di celare un parcheggio, è ciò che nel nostro territorio è oggetto di tutela.

A Roma ciò che deve essere tutelato è oggetto di “interpretazione” assai larga.
Suona strano, infatti, come per bloccare una colata di cemento su un pezzo pregiato di agro romano tutelato da vincoli e controvincoli ci siano voluti anni e lotte senza quartiere, mentre invece basti così poco per bloccare un opera di riqualificazione artistica su un ammasso di tufo senza pregio.
Suona strano che nessuno non s’avveda della vincolistica archeologica mentre parte l’installazione di una giostra a due metri dall’Acquedotto Alessandrino, mentre invece tutti scattano sull’attenti quando si prova a fare arte su un orinatoio pubblico.

Questa è una situazione Kafkiana. Quello che merita tutela è suscettibile di stupro senza che nessuno apra bocca e quello che merita riqualificazione è protetto da leggi severissime e senza senso alcuno. Un abisso di nonsense da cui non se ne esce se non vedendo in questo un disegno ben preciso: tarpare le ali ad ogni iniziativa di riqualificazione perché è necessario che l’emergenza “Tor Pignattara” rimanga attiva. Perché si sa che l’economia dell’emergenza è una giostra che paga sempre e consente quelle scorciatoie che si possono permettere solo i mammasantissima di questa dannata città.

Ci appelliamo all’Assessore Marinelli e al Presidente Palmieri affinché chiariscano questa situazione incresciosa, dimostrando che quanto accaduto non è frutto di un disegno ma “solo” l’ennesima follia di un’istituzione che sta affogando nei veti incrociati del suo apparato burocratico.

p.s. Se quel muro è veramente vincolato, pretendiamo allora vedere l’autorizzazioni che hanno consentito l’installazione del contatore ACEA, e il cartello informativo del Comune di Roma. D’altronde se il muro è vincolato lo è per tutti.

One comment

  1. Per quanto possa essere bella l’opera d’arte che si vuole realizzare, la negligenza della sovrintendenza nei confronti di quel muro non giustifica un’ulteriore peggioramento dello stesso.
    Fino a quando nelle sovrintendenze non verranno assunti archeologi e storici dell’arte competenti anziché burocrati e leccapiedi da quattro soldi da una parte vedremo bloccate iniziative eccellenti e dell’altra vedremo deturpate testimonianze (quel poco che ne resta) della storia urbanistica di Roma.

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